venerdì 13 luglio 2012

Tampa

Nessuno parla mai di Tampa, ma questa citta’ ha due cose che meritano una visita: il Columbia Restaurant a Ybor City e i Busch Gardens.

Busch Gardens e’ un parco a tema naturalistico, focalizzato sprattutto sugli animali esotici africani.

Non e’ un bioparco/zoo, ma proprio un parco divertimenti, con la possibilita’ di vedere gli animali nel loro habitat, liberi quando possibile, e di potersi avvicinare se il contatto e’ sicuro per l’uomo e per l’animale.
E’ un parco molto grande, basti pensare che la zona in cui e’ stata ricostrita la savana africana si guarda da una funicolare sospesa fra due colline.
Fa parte del gruppo dei parchi Seaworld, credo che sia compreso in alcuni biglietti cumulativi.

La parte organizzativa e’ tipica di questi parchi: si arriva con la propria macchina, c’è un gabbiotto dove paghi il posteggio, poi lasci la macchina, e arrivi al parco con un trenino.

Il parco e’ diviso in varie zone, e ti muovi con trenini, pulmini, e come dicevo, una funivia. Ovviamente non posso descrivere animale per animale, ma ricordo l’immensa voliera a cupola degli uccelli, dove si poteva entrare, la bolla trasparente delle farfalle, la tigre bianca, l’ippopotamo che faceva il bagno, i gorilla cosi’ simili agli esseri umani. E poi nella savana c’erano zebre, gazzelle, rinoceronti e elefanti. Con una jeep ad orari fissi si poteva andare a dare da mangiare alle giraffe. C’era anche un rettilario, da cui mi sono tenuta ben lontana. Il tutto ben segnalato, con cartelli esplicativi, ambienti ricostruiti nei minimi particolari, percorsi semplificati per portatori di handicap e mamme con le carrozzelle.

Il Columbia Restaurant a Ybor City e’ un posto davvero bello, sia per mangiare, sia per fare un tuffo nella storia.

E’ il piu’ vecchio ristorante della Florida, fondato ai primi del secolo da una famiglia originaria della Spagna. Il ristorante e’ passato di generazione in generazione, ed e’ tutt’ora di proprieta’ dei discendenti dei primi proprietari.
Si mangia bene, non si paga in maniera esagerata, ma soprattutto si passa qualche ora in un ambiente particolare. C’e’ un cortile interno con balconi decorati, opere d’arte, e qualche sala destinata agli eventi riccamente decorata. Indubbiamente il gusto non e’ minimalista, ma dobbiamo ricordarci che sono sale di oltre un secolo fa. Io ci sono stata due volte, e non mi e’ mai successo, ma ho letto che la sera spesso si esibiscono gruppi di flamenco.

mercoledì 6 giugno 2012

Raleigh - Una citta' in posizione strategica -


Raleigh e’ la capitale del Nord Carolina, uno Stato oggi soprattutto agricolo, che storicamente si e’ un po’ diviso fra Nord e Sud. Nonostante fosse uno dei 13 stati fondatori dell’Unione, durante la Guerra di Secessione combatte’ con i Confederati.

Geograficamente la Carolina del Nord e’ a meta’ della Costa Est, ed e’ un passaggio obbligato in caso si voglia fare un itinerario Nord – Sud . E a questo punto Raleigh diventa strategica, perche’ molto vicina alle grandi arterie interstatali, e soprattutto alla I95.

Una sosta a Raleigh puo’ essere comunque piacevole, anche perche’ la citta’ e’ gradevole e molto orientata al turismo.

Ho conosciuto la citta’ durante un itinerario che nel 2004 ci porto’ da New York alla Florida.

In effetti ne ho un bel ricordo, anche perche’prima di partire l'ufficio del turismo di Raleigh mi aveva mandato parecchia documentazione e qualche coupon di offerta. Grazie ai coupon di sconto ricordo di avere dormito allo Sheraton ad un prezzo d'occasione, circostanza molto gratificante visto che avevamo passato tutta la giornata in macchina e avevamo bisogno di un po’ di svago.

La parte piu’ caratteristica e’ il centro, un Downtown con ristoranti e locali, con zone alberate e pedonali.
Oltre ai locali si trovano negozi, centri commerciali, cinema Imax, gallerie, tutti collegati da un Bus elettrico gratuito.

La citta' e’ carina e tranquilla, non e’ enorme, e ha solo 300.000 abitanti; il gestore del locale dove avevamo cenato, un palermitano trapiantato da anni negli USA, ci aveva spiegato che dopo parecchi traslochi aveva scelto di stabilirsi a Raleigh perche' era una citta' con poca criminalita', prezzi accessibili e ottime scuole.

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L’apertura della citta’ e la dinamicita’ dei suoi abitanti e’ testimoniata dal fatto che oggi Raleigh e’ conosciuta per essere la capitale dell’illuminazione a Led.

Tutta l’illuminazione pubblica, infatti, e’ stata convertita, e il 75% della popolazione ha convertito l’illuminazione privata.

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Questo comportera’ un considerevole risparmio negli anni a venire, e il Downtown e le strade del centro sono piu’ illuminate e sicure.

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Salt Lake City e Temple Square -

Non sono una persona che riesce a scrivere in maniera asettica, e dunque queste poche linee su Salt Lake City non possono essere una guida, ma solo la descrizione delle mie personali sensazioni sulla citta’.

La prima cosa che mi ha colpito e’ stata la grandezza della citta’: e’ una metropoli, e arrivando dal nord, dall I15, le aree industriali e commerciali cominciano chilometri prima, con un notevole flusso di automezzi pesanti.

La citta’ sorge a oltre 1.200 mt. di altitudine, (nel 2002 ha ospitato le Olimpiadi Invernali) e ha grandi strade, e molto, molto verde.

C’è una bella zona universitaria, con edifici in mezzo al verde, e un parco dal nome stranissimo, il “This is the Place Park” un parco con un percorso che celebra la vita e le usanze dei pionieri, e, su un dislivello, un monumento che commemora il momento in cui Brigham Young arrivo’ nel 1847 nella Salt Lake Valley, alla testa di 150 pionieri mormoni cacciati da altre citta’.



Nonostante il territorio fosse esclusivamente un deserto desolato, Young ebbe l’ispirazione di fermarsi, e solennizzo’ il momento con la frase “This is the place” .

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Da quel momento e fino alla fine del XIX secolo i mormoni in cerca di rifugio affluirono a Salt Lake City, prima atraverso il percorso del Mormon Trail, e poi con la ferrovia, fino a fare diventare Salt Lake City una delle citta’ piu’ ricche e sviluppate degli Stati Uniti.


Logicamente Salt Lake City e’ oggi la “citta’ santa” dei mormoni, che preferiscono essere chiamati fedeli della Chiesa di Gesu’ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Il cuore della citta’ e’ la Piazza del Tempio, la Temple Square.

E’ uno spiazzo quadrato di 200 mt. di lato, che racchiude in se’ e sui bordi alcuni degli edifici piu’ significativi dei mormoni, che possono parzialmente essere visitati anche da chi non e’ fedele.


C’è il Tempio, il centro della piazza e della citta’, edificio sacro in cui non puo’ entrare chi non e’ della Chiesa. Il Tempio e’ circondato da giardini bellissimi e curatissimi, fontane e laghetti artificiali; un posto davvero bello.

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Il Tabernacolo e’ spettacolare, perche’ e’ una grande sala da concerti da 6000 posti, con un organo enorme, e un’acustica perfetta. Una ragazza che assisteva i turisti ci ha dato una dimostrazione: ha stracciato un foglietto al centro della sala, a oltre 20 metri di distanza…..e effettivamente il rumore si e’ diffuso in maniera regolare dappertutto, come se fosse accanto a noi.

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La Sala delle Assemblee e’ una specie di cappella, in stile gotico, con delle vetrate molto belle, e delle guglie tutte lavorate.

Lungo il confine della piazza c’è un muro altissimo, interrotto da alcuni edifici anche questi interessanti. C’è il Conference Center, un centro da 21.000 posti, con una particolarita’ interessante: un meraviglioso giardino sulla terrazza, una cosa davvero unica.

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C’è la torre degli uffici della Chiesa, un grattacielo di 23 piani dalla cui cima si puo’ godere della vista della citta’ (a meno che non si arrivi di sabato, come e’ successo a me, quando la torre e’ chiusa!).

Ci sono due edifici risalenti al XIX secolo, oggi destinate a ristoranti, che erano le abitazioni di Young e del suo successore, e un delizioso edificio che mi e’ piaciuto molto, il Joseph Smith Memorial Building, che fino al 1987 era un hotel. Oggi questo edificio liberty, perfettamente restaurato, e’ un luogo destinato ai banchetti nunziali e a riunioni e congrassi, e ha al piano terra una sorta di esposizione permanente di abiti e ricordi di matrimoni di tutte le epoche.



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E poi l’edificio dove sono conservati i registri anagrafici (oggi elettronici ) dei fedeli di tutto il mondo, l’edificio da cui partono tutte le attivita’ assistenziali e di volontariato della chiesa, i Visitor Center….


E’ chiaro che tutta la citta’ e’ permeata da una atmosfera profondamente religiosa; la domenica, giorno tradizionalmente dedicato alla preghiera e alla famiglia, il centro e’ tutto chiuso, e praticamente deserto; noi per mangiare siamo dovuti finire nella zona messicana.

Inoltre, nella piazza del tempio, abbiamo fatto degli incontri interessanti.
Premetto che uno dei precetti della religione mormone e’ il proselitismo. Avete presente quei ragazzi in camicia bianca e cravatta nera che girano nelle nostre strade? Ecco, sono missionari mormoni.
In tutta la piazza del tempio sono “sguinzagliati” a coppie ragazzi e ragazze che con un sorriso avvicinano i turisti, scambiano qualche frase con loro, si mettono a disposizione per scattare foto e dare spiegazioni (come la ragazza nel Tabernacolo di cui scrivevo sopra). Il tutto in modo gentile e ai limiti di una leggera insistenza. Nel Joseph Smith Memorial Building siamo stati avvicinati da un certo Harry che ci seguiva passo passo dovunque andassimo, inondandoci di parole….noi piano piano ci siamo avvicinati alla porta, e lui ci seguiva……una scena quasi da ridere! Pero’ sono persone molto gentili, e davvero disponibili nei confronti degli altri.

martedì 10 aprile 2012

Alabama: Montgomery e Birmingham

Abbiamo visitato l'Alabama nel corso del nostro viaggio del 2009 dedicato agli Stati del Sud.

Quell'anno andava per la maggiore il brano “All summer long” di Kid Rock, dove si citava “Sweet Home Alabama” e si parlava della bellezza della vita nel Sud; io sono un'appasionata di John Grisham e quasi tutti i suoi libri sono ambientati nei Southern States..... quel percorso per me aveva innumerevoli suggestioni!

Devo anche dire che nel 2004, ad Atlanta, mi ero lasciata affascinare dalla figura del Reverendo Martin Luther King Jr.

Avevamo visitato il Memoriale, National Site, dove oltre alla tomba, c'e' anche un centro a lui dedicato.

La tomba e' molto suggestiva, totalmente priva di simboli religiosi, proprio per fare in modo che le sue parole parlino alle anime dei giusti di ogni credo; solo una fiamma eterna e una lapide commemorativa.

http://www.thekingcenter.org/

Accanto al memoriale un centro culturale, dove erano esposte foto, ricordi, oggetti appartenuti al grande uomo; su uno schermo, in un loop continuo, il discorso “I have a dream” con le immagini della storica manifestazione di Washington del 1963. Il carisma dell'uomo permeava ogni parola, ed era impossibile non fermarsi ad ascoltare ipnotizzati dallo schermo.

http://www.kewego.it/video/iLyROoafYY5Z.html

http://www.youtube.com/watch?v=V-iAx52aoBU

Cosi, inevitabilmente, nel 2009 il nostro percorso di conoscenza degli USA ci porta a continuare il viaggio nei luoghi simbolo della lotta per i Diritti Civili in Alabama.

http://www.alabama.travel/activities/tours-and-trails/alabama-civil-rights-museum-trail

Il nostro itinerario quell'anno cominciava dalla Florida, e abbiamo trascorso una decina di giorni fra spiagge e parchi.

Sazi di natura, il 18 novembre mattina siamo partiti da Clearwater verso Nord, per il nostro giro on-the-road alla ricerca delle suggestioni del vero Sud, con tanto entusiasmo, e vestiti estivi, cosa di cui ci siamo pentiti qualche ora dopo: memori delle calde estati dei libri di John Grisham, non pensavamo che a Novembre gli Stati del Sud siano abbastanza continentali, come temperature!

La tappa prevista e' Tallahassee, ma rrivati nella capitale amministrativa della Florida la troviamo piccola e tranquilla, ma piuttosto insignificante.

La strada e' lunga, e il paesaggio cambia continumente durante il viaggio.

Dalle palme della Florida costiera si passa ai pini della zona di Tallahassee, fino ad arrivare ai campi di cotone dell'Alabama e ai pascoli di bestiame, alle fattorie con i trattori fuori dalla porta.

Dormiamo al Towne Place Suites, una buona soluzione albergo/residence che ci consente di mangiare un boccone in serenita' dopo viaggio sfiancante di oltre nove ore.

La mattina dopo cominciamo a visitare la citta', partendo da Dexter Avenue, dove sorge la chiesa battista di cui Martin Luther King divenne pastore nel 1954. Di fronte c'è la casa di abitazione di Martin e Coretta King, con il patio segnato dalle tracce dell'esplosione di una bomba.

Montgomery e' stata la prima “parrocchia” affidata al Reverendo King, negli anni delle prime lotte dei neri discriminati. In quelle strade e in quelle case King aveva organizzato la resistenza dei lavoratori di colori alle prevaricazioni subite e culminate nella “rivolta degli autobus” : dopo che Rosa Parks, una domestica di colore, fu arrestata per aver rifiutato di lasciare il posto a sedere su un autobus ad un bianco, per oltre un anno i lavoratori afroamericani non presero i mezzi pubblici, recandosi al lavoro a piedi o con auto condivise. L'organizzazione del boicottaggio avveniva negli ambienti vicini alla chiesa battista di Dexter Avenue. Proprio per questo sostegno King fu oggetto di un attentato, una bomba sulla porta di casa.

Dopo Dexter Avenue, ci rechiamo al monumento commemorativo delle vittime della lotta per i diritti civili, molto suggestivo, ispirato ad una frase di King sulla giustizia che deve scorrere come acqua, e per questo costruito attorno ad acqua che scorre.

Da Montgomery a Birmingham ci vuole poco piu' di un ora, tutta autostrada dritta, in un paesaggio alla Hazard.

Birmingham nel 1963 e' stata teatro di alcuni eventi drammatici nel quadro della lotta per i diritti civili: rivolte cittadine sedate con cani e idranti, un terribile attentato ad una Chiesa battista dove morirono quattro ragazzine, marce, sit-in e manifestazioni, diramente contrastate dal governatore dell'Alabama di quegli anni.
Ovviamente la citta' ha testimonianze commosse di qugli eventi: un parco cittadino con statue di idranti e di manifestanti, ma soprattutto un bellissimo Museo dei Diritti Civili, proprio di fronte alla Chiesa Battista tristemente nota.

Nel Museo si svolge un cammino della memoria fra i principali eventi della lotta per i diritti civili della popolazione afro-americana; tutto fatto molto bene, tutto molto, molto emozionante.

http://www.bcri.org/index.html

New Orleans – The Big Easy -

I NOLA

Premetto che quando parlo di New Orleans non sono obiettiva.

Per varie circostanze , e’ nel mio DNA:  a New Orleans, infatti, c'è una bella fetta della mia famiglia!
Mia nonna paterna era la prima di nove fratelli e sorelle: lei ritornò in
Italia dopo il matrimonio, mentre tutti gli altri restarono a New
Orleans......non riesco nemmeno a quantificare quanti cugini ho io su entrambe le rive del Mississipi!

Sono stata a NO due volte, ed entrambe le mie visite sono state il pretesto
per due feste familiari stile "Soprano's", con tovaglie tricolori e cori che
intonano "That's ammore" (soprattutto la prima volta, nel 1989, quando gli
eventi vennero organizzati dalle vecchie generazioni).

Stare dai parenti negli USA è un'esperienza interessante, soprattutto se si
decide di fare vita casalinga, e perciò di godersi appieno "the american
style of life". Noi andavamo a fare la spesa, in banca, dal parrucchiere, a
fare benzina...insomma abbiamo cercato di condividere con i cugini che ci
ospitavano le loro abitudini e i loro itinerari. Questo ovviamente è andato
a scapito delle attrazioni più "turistiche", ma credo che tutto sommato ne
sia valsa la pena. Abbiamo anche partecipato anche al matrimonio
di una cugina, e un matrimonio negli USA, ma soprattutto a NO, dove si
sentono influenze tradizionali di tutti i generi, è davvero qualcosa da
raccontare.

Al di la del mio affetto personale, New Orleans e’ davvero una citta’ diversa da tutte le altre citta’ americane.

Intanto per la sua storia: e’ stata fondata dai francesi nel 1700, e mentre nel New England i Padri Pellegrini imponevano il puritanesimo, in Louisiana l’architetto Le Moyne voleva dedicare a Filippo d’Orleans una citta’ bella, elegante, moderna.

Passo’ dalle mani dei fracesi a quelle degli spagnoli, che ne fecero un porto commerciale di primo piano, per poi tornare ad essere francese, e infine diventare una citta’ degli Stati Uniti nel 1800.

E questo oscillare fra culture si vede nettamente nei nomi delle strade: non e’ infrequente trovare nella zona attorno alla Cattedrale i nomi delle strade scritti in inglese, francese e spagnolo.

Ma New Orleans ai tempi dell’espansione coloniale in Centro America era il porto di arrivo e di rifugio di numerose popolazioni, e inevitabilmente si creo’ un melting pot che oggi, ai tempi della globalizzazione,  fa sorridere, ma che nel XIX secolo era una particolarita’ e che diede alla citta’ una caratteristica apertura culturale.

Arrivarono gli schiavi neri provenienti dall’Africa, che diffusero la razza afroamericana in tutto il paese; arrivarono i cattolici francesi cacciati dal Canada, ed ecco i cajun.

Dalle Antille arrivavano lavoratori per i campi, che portavano con se la loro religione, quella forma di animismo e di cristianesimo primordiale che conosciamo come voodoo.

Ovviamente non potevano mancare i siciliani, arrivati per coltivare i campi della Louisiana, ma che purtroppo portarono con se una forma di criminalita’ organizzata chiamata “Mano Nera”.

Tutto questo si riflette nel carattere di questa citta’, gaudente e misteriosa, elegante e pericolosa, papista e pagana, e tanto, tanto musicale.

Si parla di New Orleans e viene in mente il Quartiere Francese, una serie di isolati quadrati e di vie dai nomi francesi: chi non conosce Bourbon Street, location di una meravigliosa ballata di Sting? Di notte, si sa, diventa uno strano miscuglio di luminose attrazioni turistiche e di buie esperienze alternative.

Ma il quartiere Francese e’ bello anche di giorno, con le case a due piani ornate dai merletti dei balconi, e adornate dalle bandiere e dai festoni, tutto l’anno, ma soprattutto a Natale e a Carnevale. Bella e’ la Cattedrale di St. Louis, l’unica chiesa in cui abbia visto esposte le bandiere della citta’ , dello Stato, e dei Saints, la squadra di football che due anni fa ha trionfato al Super Bowl. Bella e’ Jackson Square, e il French Market, le carrozze decorate trainate dai cavalli e il Cafe’ Du Monde, locale storico, istituzione della citta’.

Oltre al Quartiere Francese e’ molto bello il Garden District, un quartiere di case ottocentesche bellissime, ricche, come ricca era New Orleans in quell’epoca, e incredibilmente conservate, nonostante la Guerra Civile e l’uragano Katrina. Furono costruite dai ricchi commercianti che si rifiutavano di vivere nel quartiere francese con la popolazione piu’ umile. Qualche casa e’ ancora circondata dal giardino, ma la particolarita’ del quartiere e’ l’architettura, e non i giardini, a dispetto del nome.

Il Garden District e Carrolton sono le zone delle parate del Mardi Gras, delle sfilate dei carri e delle orchestrine, e del tram su rotaie di St. Charles Avenue, quello di “Un Tram chiamato Desiderio”, che Tennessee Williams ambiento’ a New Orleans.

In questa zona ci sono due dei ristoranti piu’ conosciuti della citta’. il Commander’s Palace e il Camellia Grill.

Eh si, perche’ New Orleans e’ una citta’ dove si mangia bene. Le influenze culturali cui e’ stata soggetta per secoli hanno fatto si che si sviluppasse una cucina varia, piccante, speziata, a base soprattutto di pesce, gamberi, granchi, di salse. Ma anche i panini, che il Louisiana si chiamano Po Boys, o il riso, cucinato in minestre che si chiamano Gumbo. Io adoro il Food Court del Riverwalk, il centro commerciale sul Mississipi alla fine di Canal Street. Ci sono stand gastronomici di tutti i generi, un modo semplice per orientarsi nella cucina del Sud, guardando con i propri occhi e assaggiando un po’ qui e un po’ la’.

Se il Garden District non sembra stato nemmeno sfiorato da Katrina, non si puo’ dire la stessa cosa del 9th Ward, uno dei quartieri piu’ poveri della citta’, dove gli abitanti erano afroamericani in affitto, e dove il lago Pontchartrain esondo’ dopo il passaggio dell’uragano, sembra a causa del cattivo stato delle pompe di emergenza. Nel 2009, cinque anni dopo Katrina, sembrava che nulla fosse stato ancora fatto. Io ho visto macchine capovolte, case scoperchiate, alberi sradicati, tutto nel peggior disinteresse dell’amministrazione. Solo Brad Pitt (si, si, lui….proprio lui) con la sua fondazione stava cercando di ricostruire il quartiere, e l’unico segnale di attivita’ veniva dai cantieri del progetto Make it Right.

http://www.makeitrightnola.org/

Oggi moltissimi isolati sono tornati alla normalita’, grazie a Brad Pitt e ai suoi finanziatori. Un gran lavoro, anche considerando che i fondi sono tutti privati, e che le case sono state ricostruite seguendo regole di sostenibilita’ ecologica. Ecco perche’, e non vi stupite, ogni tanto si invoca Brad Pitt come sindaco di New Orleans.

The Big Easy e’ la citta’ del Jazz, ma questo e’ un argomento che non sfioro nemmeno, per rispetto a chi ne capisce piu’ di me.

Posso solo indicare  alcuni siti degli Uffici del Turismo dove sono indicati locali e attrazioni, oltre a itinerari, ai principali punti di interesse e agli eventi, frequentissimi in citta’.

http://www.neworleansonline.com/

http://www.neworleanscvb.com/

E’ stato difficilissimo trovare materiale in italiano, almeno nel 2009; ora non so so se le cose siano cambiate. All’epoca sono stata al Centro di accoglienza dell'Ufficio del Turismo al Quartiere Francese, 529 St. Ann Street, e tutto quello che avevano era un opuscoletto di poche pagine, e tanta gentilezza. Ci hanno annotato la cartina con le indicazioni delle zone alluvionate, raccomandandoci di andarci di giorno, restando in macchina.

Ma in rete c’è tantissimo, in particolare voglio segnalarvi tre itinerari a piedi presentati nel sito di Frommers, uno per il Quartiere francese, uno per il Garden District e uno per la zona dell’Esplanade Ridge (zona di musei).

http://www.frommers.com/destinations/neworleans/0020010008.html

E per gli spiriti forti si puo’ provare un giro della New Orleans notturna, fra cimiteri e case stregate…le informazioni le cerchi chi lo vuole fare, a me e’ bastata la visita della Marie Laveau's House of Voodoo, che mi ha scosso un bel po’!