mercoledì 20 novembre 2013

Forse non tutti sanno che……..le immense pianure degli USA Centro Orientali -

Leggo spesso sui forum che frequento, ovviamente quelli dedicati ai viaggi USA, di idee di itinerari che coinvolgono Chicago e la Real America, con l’attraversamento di Wisconsin, Minnesota, Iowa e Nebraska .

Fare riflettere i proposti viaggiatori ormai e’ una campagna che porto avanti sui forum, perche’ quella di fare un OnTheRoad in questa maniera e’ una scelta che deve essere fatta con cognizione di causa.

Anch’io nel 2011, guardando la cartina, ho pensato “ E che ci vuole? Due giorni di strada ed e’ fatta. Ci si ferma ogni tanto, si sgranchiscono le gambe, magari un soft drink in qualche paesino, due passi, e il viaggio passa”.
 Beh, questa e’ la teoria…la pratica e’ ben diversa.
 Arrivare in macchina in South Dakota partendo da Chicago, significa prepararsi a due giorni di guida quasi ininterrotta, circa 1.500 km sulla I90, attraversando alcuni stati che hanno poco da offrire, come il Wisconsin e il Minnesota.




Per la prima parte dell’itinerario ho preso ispirazione da un diario molto interessante, che raccontava i 5400 km da Chicago a Seattle.

http://www.forumvacanzeinamerica.it/viewtopic.php?f=40&t=1774

Nella parte che ci interessa l’amico DDAAXX – Dario aveva deviato per i ponti di Madison County prima di dirigersi verso il South Dakota, ma alcuni suggerimenti sono utilissimi anche se vogliamo proseguire senza fermarci.

 Partendo da Chicago di mattina presto, si va verso nord, attraversando l’immensa periferia industriale della metropoli.
Arrivati ad un certo punto si puo’ decidere di costeggiare il Missisipi in Wisconsin, facendo una Historic Route, ma a questo punto i tempi si allungano.

Se l’obiettivo e’ il Sud Dakota in tempi rapidi, l’unica cosa che ci si puo’ concedere e’ una fermata verso l’ora di pranzo a La Crosse, una cittadina sul Mississipi molto carina, dove si puo’ almeno fare una sgambata.

Per potere arrivare a Sioux Falls in serata, pero’, si deve partire presto, e attraversare il Minnesota nel pomeriggio.
E questa, credetemi, e’ un’esperienza da ricordare.
Da ricordare per la sua negativita’.
Avete presente il Minnesota? Pianure sconfinate, cinque milioni di abitanti sparsi in un territorio grande due terzi l’Italia……
Ecco, e questa pianura in mezzo al nulla si attraversa di pomeriggio, dopo altre ore di macchina, essendosi fermati solo in stazioni di servizio lungo l’autostrada, perche’ lungo questa strada non ci sono nemmeno centri abitati che valga la pena di ricordare.

 L’unico miraggio e’ arrivare a Sioux Falls, una metropoli di ben 140.000 abitanti dove fermarsi in albergo e fare una passeggiata verso le fantasmagoriche cascate alte piu o meno 3 metri.



E il giorno dopo si deve ripartire presto, per attraversare parte del Sud Dakota per potere arrivare alle Badlands……all’ora di pranzo, sotto la perna del sole!
E in tutto questo viaggio, quello che si e’ visto e’ solo questo:



Ma siamo sopravvissuti, abbiamo fatto il nostro meraviglioso giro della Real America (e qui non sono ironica!) e abbiamo visitato il Colorado.
Da Denver dobbiamo tornare a Chicago, e cosi’ ci prepariamo ad altri 1600 chilometri attraversando il Nebraska, lo Iowa e un po’ di Illinois.





Il Nebraska e’ famoso per due cose: il bestiame e le pannocchie….. e per tutta la giornata sulla I 80 non vedrete altro.
Ci si ferma ad Omaha, e qui si avra’ un bella sorpresa, perche’ Omaha e’ una citta’ davvero graziosa, fatta bene, costruita sul fiume Missouri, di media grandezza (oltre 400.000 abitanti.)
La vecchia zona di magazzini sul fiume e’ stata ricostruita e adesso e’ un nucleo di locali e negozi davvero bello da guardare.
Il lungofiume ci consentira’ una passeggiata serale per riaffrontare la strada domani.

Perche’ domani attraverseremo lo stato dell’Iowa, dove non ci sono nemmeno le vacche….solo pannocchie!


Uno stato dove non c’è differenza di altitudine significativa, popolato da persone gentilissime (la signora del Visitor Center mi ha regalato alcune cartoline, fra cui la cartolina del Visitor Center stesso!) ma che parlano con uno strano accento e ridono sempre.

Solo dopo altre ore di autostrada fra campi e balle di fieno, campi e balle di fieno, oh, un trattore, campi e balle di fieno……si arriva in Illinois dove tutto torna ad essere industriale e grigio.

E in serata si arriva a Chicago, con il desiderio di non vedere piu’ un’autostrada per tutta la vita.

Ora, io ho cercato di essere vivace nel mio racconto, ma vi immaginate la noia? Se il nostro equipaggio e’ formato da due persone, puo’ essere una salvezza alternarsi alla guida.
Se il guidatore e’ uno solo (come nel mio caso) e’ qui che si tempra l’unita’ e la complicita’ della coppia.

Davvero, non scherzo, ci vuole una gran pazienza. Il guidatore deve essere coinvolto con chiacchiere e musica, perche’ il rischio colpo di sonno e’ grande, soprattutto nel pomeriggio.

Entrambe le autostrade sono drittissime, senza curve, con pochi segnali; il limite di velocita’, che e’ quello che conosciamo, non aiuta certo.

Fondamentale e’ la buona musica e la conversazione interessante. Personalmente ho anche letto qualcosa ad alta voce sulle destinazioni che avremmo raggiunto, chiedendo ogni tanto un’opinione, giusto per tenere desta l’attenzione del mio autista.

Serve acqua da tenere in macchina, magari qualcosa da sgranocchiare, pianificare bene i rifornimenti e le soste pipi’……e tanta, tanta pazienza. Non e’ sicuramente la parte migliore del viaggio, ma anche questa e’ un’esperienza: la cosa migliore e’ arrivare preparati!

martedì 19 novembre 2013

Cody - Sierra Trading Post -

Mentre preparavo le valigie, ho tirato fuori una felpa ancora con l'etichetta, e mi e' venuta voglia di segnalare questo negozio a tutti coloro che faranno il giro del Real America.

http://www.sierratradingpost.com/lp2/cody-outlet-store/?osid=cody-outlet-store-_-store

Nel Settembre 2011 noi abbiamo dimenticato le felpe nell'hotel di Sioux Falls, e non potevamo affrontare Yellowstone senza, cosi' ci siamo fermati in questo negozio, e con sorpresa abbiamo visto che i prezzi erano bassissimi. Si tratta di una catena di abbigliamento casual, direi country, e i prezzi sono da svendita continua. Quello di Cody e' facilissimo da trovare, e vale la pena fermarsi!

Comunque ha anche il sito di shopping on line.

http://www.sierratradingpost.com/

domenica 17 novembre 2013

Multiproprietà e Timesharing

Molti amici dei forum che frequento mi hanno visto scrivere di “multiproprieta’” quando racconto delle mie vacanze, e qualcuno mi ha chiesto (in privato o sul forum) “ma come funziona”?

Senza volere fare nessun tipo di pubblicita’, cerco di rispondere per la mia esperienza.

La multiproprieta’ “immobiliare” consiste nel possedere parte di un immobile, per un determinato periodo di tempo. Si acquista con un atto notarile, si puo’ trasferire agli eredi, si puo’ vendere. Si pagano anche le tasse sulla quota posseduta, IMU compresa (in Italia o comunque una tassa di proprieta’ se prevista nel paese dell’immobile), e si paga il “condominio”, ovvero le spese di gestione.

Poi c’è la multiproprieta’ “alberghiera”, per cui si acquista il diritto di trascorrere un periodo di tempo in una struttura alberghiera ben precisa, ma senza l’individuazione di una particolare unita’ immobiliare; non c’e’ atto notarile, ma solo una scrittura privata. Non si pagano tasse di proprieta’, ma solo quelle di gestione annuali. La fruizione deve sempre essere concordata con chi gestisce la parte alberghiera.

Gli immobili oggetto delle multiproprieta’, di solito residence e piccoli appartamenti, sono per lo piu’ inseriti nei “circuiti di scambio”. C’e una societa’ , cioe’, che si occupa di gestire gli scambi fra multiproprietari. Le due principali societa’ di scambio sono Interval e RCI, ma le grandi societa’ alberghiere possono avere un meccanismo di scambio interno che consente di depositare la propria settimana e di richiederne una in cambio in una localita’ a proprio piacimento. 

Per la mia esperienza in questo settore, la cosa principale da valutare in caso ci si voglia avvicinare alla multiproprieta’ e’ la serieta’ della controparte, e la partecipazione o meno a un circuito di scambio mondiale.

Una multiproprieta’ che costa poco, ma in una struttura che non partecipa agli scambi, e’ una soluzione che potra’ andare bene se vuoi tornare ogni anno nello stesso posto. 
Conosco persone che hanno una settimana in Sardegna a Giugno, e ci vanno ogni anno senza sentire l’esigenza di cambiare. Oppure qualcuno che ha una settimana in Trentino e ogni anno fa la settimana bianca nello stesso posto. Magari chi ha bambini piccoli, parenti da visitare, gruppi di amici che vogliono incontrarsi nello stesso posto tutti gli anni….

La multiproprieta’ alberghiera di solito costa di piu’, ma se la controparte e’ di qualita’ e’ una soluzione che garantisce flessibilita’ e stimolo per girare e cambiare posto ogni anno.

Mio marito ed io abbiamo cominciato a girare in multipropieta’ con certificati d’ospite acquistati da mio fratello, associato RCI da vent’anni. Poi abbiamo scoperto la Marriott, e abbiamo comperato la nostra settimana a Marbella.

La Marriott e’ associata ad Interval, che ha residence in tutto il mondo, e ci da la possibilita’ di scambiare la nostra settimana anche con punti da utilizzare nelle strutture alberghiere pure.
Possiamo scambiare direttamente con Marriott in alcune strutture della Florida, per le altre dobbiamo passare da Interval, ma fino ad oggi siamo stati sempre accontentati. Ovviamente si deve richiedere lo scambio molto tempo prima (io sono gia’ in lista per marzo 2014 a Phuket), e se si sceglie un residence in particolare bisogna essere molto flessibili con le date, mentre se si vuole una settimana in particolare, bisogna essere molto flessibili sulla destinazione.

Insomma, e' una lista di attesa che funziona sulla priorita': prima ci si inserisce, e piu’ scelte si danno, meglio e’ –

domenica 3 novembre 2013

Aloa from Ohau

Non so se questo potrà essere definito realmente un “Diario”, giacché la nostra permanenza alle Hawaii è stata limitata a solo due isole, e che il soggiorno si è svolto principalmente nei due residence scambiati con il Timeshare Marriott, e dunque piuttosto “stanziale”

Il mio viaggio alle Hawaii è stato comunque uno dei più strani della mia vita; partivo con problemi familiari gravi, e la partenza era stata decisa solo per non perdere i voli, prenotati da qualche tempo. Nonostante il medico ci avesse rassicurato, non c’era quella spensieratezza che ti fa godere il viaggio. A posteriori, devo ammettere che questo stato d’animo ci ha molto condizionato, togliendoci entusiasmo, energia e vitalità.
Inoltre gli itinerari e le visite alle attrazioni erano stati pianificati di fretta, solo con l’aiuto degli amici del forum, e solo in linea di massima.

Insomma, si poteva fare di più.
Ma siccome in tutti gli aspetti della vita ci sono momenti brutti e momenti belli, cose che riescono meglio e cose che nascono male…. non mi lamento e non recrimino!

Voglio però cominciare con questa precisazione perché’, in effetti, si sarebbero potute fare altre cose, vedere molto di più, gestire meglio il tempo sull’isola. Se non lo abbiamo fatto….è perché proprio non ce l’abbiamo fatta (perdonate il gioco di parole).

22 marzo 2013


L’operativo voli che abbiamo scelto è stato per alcuni aspetti un errore.

Da Roma Fiumicino abbiamo volato su Atlanta, e da lì, dopo 48 ore, direttamente su Honolulu.
Ci siamo fatti “abbindolare” dalle tratte dirette, ma la qualità dei due voli è stata piuttosto scarsa.

Il volo (e l’aeromobile) erano Delta in code share con Alitalia.
Nonostante fossimo in Economy Confort le file erano strette, i sedili non erano reclinabili per le gambe, e le sedute erano leggermente più larghe, ma non troppo.



Comunque il volo è andato bene, le procedure di immigrazione velocissime, così come il ritiro dell’auto che abbiamo affittato per 48 ore ad Atlanta.

L’hotel scelto è il Renaissance Concourse Atlanta Airport, della famiglia Marriott (per usare i punti)

Molto bello, una bella stanza con il balcone sulle piste, ma nonostante tutto silenziosa.
L’aeroporto di Atlanta ha un via vai continuo di voli, anche cinque piste occupate contemporaneamente, e Nino si esalta sul terrazzino guardando da vicino decolli e atterraggi.
La stanza è comoda ed è quello che ci serve per riposare e riprenderci dal fuso – La scelta di un hotel aereoportuale è stata fatta proprio per questo, perché’ tanto sappiamo per esperienza che le prime ore sono di confusione totale.

Andiamo a mangiare in un Longhorn Steackhouse, una delle nostre catene preferite negli USA, e poi crolliamo “a quattro di spade” sui due letti queen della nostra bella stanza!

23 marzo 2013

Maledetto Jet Lag! Alle 5 in piedi a guardare gli aerei! La giornata è piuttosto uggiosa, è prevista pioggia, le nuvole non sono per nulla amichevoli. Noi conosciamo Atlanta, ci siamo già stati nel 2004, e così decidiamo di rivedere le cose che ci avevano colpito.
Intanto un giro a Buckhead, un quartiere molto signorile, molto esclusivo, con case bellissime!



Il centro, la Peachtree Street, tutta addobbata per un campionato di football ;



poi il Georgia State Capitol, con la sua cupola d’oro, come a Boston,



e infine il mio preferito: il Martin Luther King Memorial.

Ne avevo già scritto in precedenza, mi aveva colpito molto lo spirito universale del movimento, e la dedica della Cappella a tutte le fedi, senza simboli religiosi.





Andiamo al Grant Park, decisi a vedere lo spettacolo del Cyclorama.



Purtroppo gli spettacoli sono ad orari fissi, e dovremmo aspettare un bel po’. Inoltre la stanchezza e il sonno cominciano a farsi sentire, e vedere uno spettacolo sulla guerra di indipendenza americana ci sembra un invito all’abbiocco. Così lasciamo il centro di Atlanta e ci rilassiamo in hotel.

Il pomeriggio usciamo, per un giro, e per la cena in un’altra delle nostre catene preferite: Red Lobster.





24 marzo 2013

Ormai lo sappiamo….36 ore di smaltimento, e siamo belli freschi! La mattina andiamo all’aeroporto di Atlanta per prendere il volo diretto per Honolulu. Sarò noiosa…ma la zona dei voli nazionali dell’Aeroporto di Atlanta mi ha lasciato senza parole!



Partiamo a mezzogiorno, e arriviamo nel tardo pomeriggio, dopo dieci ore di volo! Diavolo di un fuso orario!

Arriviamo a Honolulu e ci accoglie una natura meravigliosa, gente cortese ……e un po’ di pioggia! Poco male, lo sapevamo…. al resort, ci dedichiamo alla sistemazione del bagaglio, e finalmente comincia la vera vacanza!

25 marzo 2013

Finalmente il sole e il caldo, e finalmente cominciamo a svegliarci ad orari normali!

Apprezziamo subito i 23 gradi con il sole, e ci rendiamo conto di quanto sia bello il nostro resort.



Preferiamo uscire per approfittare della bella giornata, anche se la tentazione di stravaccarci al sole è molto forte.



Decidiamo di girare per le spiagge del sud dell’isola: noi siamo a Ko Olina, nella punta sud-ovest dell’isola. Le spiagge che interessano a noi sono nella parte sud est, e per poterle raggiungere prendiamo la H1 che lambisce il centro urbano di Honolulu.

Oahu non è un’isola piccola, ha 900.000 abitanti su una superfice di oltre 1600 km2, due volte Ibiza per capirci, ed e’ attraversata da tre strade a scorrimento veloce, che si incrociano proprio in prossimità della capitale.



Ci rendiamo conto che la zona urbana non ha nulla da invidiare alle città americane della terraferma. Grattacieli, traffico, macchine incolonnate….no, non siamo nel paradiso terrestre, questi pochi chilometri sono il temuto inferno dell’automobilista.



Ben diversa la situazione appena superata la zona della capitale. Si cominciano a vedere le spiagge della costa sud, alcune davvero belle e meritevoli di una sosta.

Ci fermiamo a Hanauma Bay, ma non riusciamo nemmeno ad entrare nel parcheggio per la confusione.
Ci rimandano ai giorni successivi, e noi stessi contiamo di tornare, ma senza troppa convinzione. Ci fermiamo in un belvedere poso piu avanti, dove riusciamo a scorgere in lontananza una balena.


E’ poi la volta di Sandy Beach, di Waimanalo Beach, e di Lanikai Beach.








Tutte spiagge molto belle e popolate di famiglie di turisti e di locali. Sono spiagge del lato est, e dunque l’acqua non e’ calma, ma c’è quel venticello giusto per il surf.

A questo punto si torna al resort per un pomeriggio balneare.

La sera decidiamo di andare a Waikiki che onestamente mi e’ piaciuta poco. Intanto e’ una selva di grattacieli, tutti vicinissimi fra di loro. Io ne ho avuto una sensazione come di oppressione. Il bel viale che attraversa la parte commerciale è un susseguirsi di marchi di lusso, soprattutto italiani. E questo perché la città (ma in generale tutta l’isola) e’ invasa dai giapponesi.
Quello che non è riuscito nel 1941 con le armi è riuscito oggi con il commercio.
Folle di giapponesi che fanno shopping, e ovviamente prezzi da capogiro.
Anche i prezzi dei locali sono piuttosto alti. Se non si ha voglia di mangiare in un locale stile USA continentale (le catene, per intenderci) e si vuole andare in un ristorante, ci si deve preparare ad un salasso.

26 marzo 2013

E’ la mattina della visita a Pearl Harbour.



Devo precisare che questa settimana e’ la settimana di Pasqua, e l’isola e’ strapiena di turisti, soprattutto famiglie con bambini in età scolare. Abbiamo incontrato in giro soprattutto famiglie in formazione allargata, comprese di nonni e magari in compagnia di altre famiglie per viaggi comunitari.

Noi non siamo mattinieri, e il risultato e’ che i biglietti dell’ USS Arizona Memorial sono esauriti per tutta la giornata. In effetti sono esauriti dalle 7.30; non possiamo fare altro che guardare il memoriale da lontano, e dedicarci alle altre attrazioni.







Il sommergibile Bowfin,



ma soprattutto la USS Missiouri, la corazzata su cui e’ stata firmata la resa incondizionata del Giappone dopo il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki.



Questa e’ stata in assoluto la giornata più calda della nostra vacanza. Dopo le visite siamo esausti e affamati, ma si sono fatte quasi le 4, e troviamo solo un Tony Roma’s che ci fa mangiare qualcosa. L’impressione negativa di Waikiki della sera prima non cambia alla luce del giorno, e anzi, a causa del caldo, mi infastidisce essere circondata da palazzi.


A questo punto, una volta ad Honolulu, decidiamo di visitare lo Iolani Palace, un’oasi di fresco e di silenzio in una citta’ piuttosto caotica, e Chinatown (molto molto deludente). Lo Iolani Palace e il monumento al re Kalakaua invece ci sono piaciuti molto.


E’ suggestivo pensare ad un palazzo reale negli Stati Uniti, a questi re e regine deposti dai poteri forti economici.


Dopo un giro in città, e una capatina a Chinatown (uguale a tutte le Chinatown dell’universo mondo!) torniamo al resort, per una cena nella zona commerciale di Ko OIina.
Il nostro resort, infatti, è una struttura delle tante della zona di Kapolei, un’area a vocazione turistica dove, fra gli altri, c’è un resort Disney e un Hilton. A distanza “pedonale” c’è un “agglomerato” di ristoranti, bar e locali. Tripadvisor ne recensisce favorevolmente alcuni, e noi decidiamo per un messicano, Just Tacos, che si rivela ottimo e abbondante.


27 marzo 2013

Era previsto, lo sapevamo, ma che noia una mattinata di pioggia!
Praticamente ciondoliamo al resort per una mattinata, cercando di fare qualche foto, e sperando che il tempo si apra.


Preferiamo tornare a Waikiki, e visitare l’Ala Moana, il grande Shopping Center.
In particolare ci facciamo rapire dal grande negozio di Hilo Hattie, dove ci facciamo un’idea dei souvenir e degli oggetti da portare.
Di fatto non compriamo nulla, ma qualche giorno dopo, nell’Hilo Hattie di Maui, saremo velocissimi a saccheggiare!

28 marzo 2013

La giornata della minicrociera.
Prenotiamo sul posto una minicrociera giornaliera, per godere dello splendido mare e fare un po di snorkeling.
Partiamo dal porticciolo turistico di Waianae, destinato tutto alle imbarcazioni da diporto per le gite dei turisti. Siamo partiti da poco, e….sorpresa: ecco i delfini!


Un branco di delfini gioiosi che si mettono a girare intorno alla nostra imbarcazione, regalandoci uno spettacolino niente male!


Dopo lo spettacolo dei delfini, ci dedichiamo allo snorkeling, in una baia antistante il Makaha Beach Park.


La giornata passa in maniera piacevolissima, fra bagni e navigazione, e nel pomeriggio rieccoci al resort, in tempo per goderci il tramonto.


29 marzo 2013

La giornata e’ destinata ad un giro nella parte nord dell’isola, nella famosa zona delle spiagge che affrontano coraggiosamente il vento, paradiso dei surfisti. Sono spiagge molto belle, molto suggestive. L’acqua agitata non ispira per il bagno, ma poco male…..i panorami che offre la zona sono davvero mozzafiato.

La nostra prima destinazione, comunque, e’ il parco naturale di Waimea, una struttura meravigliosa dove si susseguono cascate e oasi botaniche.


Dopo una bella passeggiata nel parco, continuiamo verso la zona della Sunset Beach e Turtle Beach, e ci fermiamo in un locale molto carino a Haleiwa.


Haleiwa e’ una piccola località molto caratteristico, un po’ hippy, tutto dedicato ai surfisti e alle tavole.
Il locale che scegliamo è Johnson by the sea, proprio davanti alla spiaggia, con i clienti in pareo e pantaloncini.


Dopo uno spuntino veloce, ci dirigiamo al Tempio Byodo-In, una delle attrazioni più suggestive che abbia visto in questa vacanza.


Si tratta di un tempio buddista incastonato fra le colline centrali dell’isola di Ohau. Di fatto e’ la riproduzione in miniatura di quello di Kioto, e all’interno c’è una statua del Buddha; è circondato da un laghetto, con un ponticello e la campana votiva. Un posto davvero particolare, che non riesco a paragonare a nessun altro.



30 marzo 2013

L’ultimo giorno a Ohau passa pigramente fra passatempi balneari e una pizza e una birra da Monkeypod, sempre nella zona di Ko Olina.

31 marzo 2013


E’ arrivato il momento di partire…..lasciamo l’isola di Ohau diretti a Maui,

venerdì 1 novembre 2013

Letture estive

Le mie ultime letture sono quelle dei mesi estivi, e si tratta di libri abbastanza "leggeri" tranne uno.

Inizio con due libri del mio amore letterario, Grisham.

Ho letto "Il Broker" e "L'Innocente"



Il Broker e' una vicenda appassionante su un faccendiere di Washington che, dopo essere caduto in disgrazia, viene inserito in un programma di protezione della CIA fuori dagli USA (dalla lettura si capira' il perche' di questa scelta). E dove viene mandato questo gentiluomo? Ma in Italia, naturalmente, a Treviso prima e a Bologna dopo.
E' molto interessante la descrizione dell'Italia fatta da un americano, delle nostre abitudini, dei nostri pregi e difetti.
Grisham ama l'Italia, e c'e' un altro libro DELIZIOSO ambientato a Parma (non e' un legal thriller, ma solo un romanzo), "Il Professionista" sul mondo del football americano qui in italia, a meta' fra l'amatoriale e l'organizzato.



Sono due libri che consiglio senza dubbio, come anche "L'Innocente".



La storia raccontata non e' una vicenda che lascia con il fiato sospeso, non ci sono legali affascinanti, inseguimenti mozzafiato o arringhe appassionate.
Non credo che ne faranno un film, perche' molto semplicemente e' una vicenda VERA.
Ed e' allucinante pensare che questa storia sia accaduta realmente nella civilissima America, la patria del diritto, della liberta', e di tutti quegli emendamenti che in questa storia sono stati calpestati senza ritegno.
Da leggere per meditare.

Ho letto diversi romanzi suggeriti sul giornalino "Il Libraio", e due di questi stranamente avevano una ambientazione analoga: Parigi durante la seconda guerra mondiale nei ricordi di una adolescente ebrea.



"L'Astrologo" di Carla Montero e' una vicenda interessante, si svolge su due piani temporali, a Parigi durante la guerra e nella Spagna e nella Francia di oggi.
Il filo conduttore e' la ricerca di un quadro misterioso, ma la parte ambientata nella Parigi occupata e' molto affascinante, anche se tristemente violenta.



Anche "Finche' le stelle saranno in cielo" di Kristin Harmel prende spunto dai ricordi di una giovane donna nella Parigi della guerra, ma qui la vicenda comincia a Cape Cod, e il filo conduttore sono...i dolci! Si, questa storia drammatica viene raccontata dando il posto d'onore ad alcune preparazioni di pasticceria, che fra l'altro ci regaleranno il colpo di scena finale.
Ogni capitolo comincia con una ricetta, e tutta la storia "odora" di cannella e caramello.



L'altro romanzo che ho letto e' "Le parole del nostro destino" di Beatriz Williams.
Due piani temporali, New York oggi e l'Alsazia nel 1916, in alcuni punti e' davvero sconnesso e incoerente, ma e' scritto bene, e si legge con piacere.

Ho letto "L'educazione delle Fanciulle" della Littizzetto e di Franca Valeri.



Non mi ha entusiasmato, ormai la Lucianina e' un personaggio televisivo, ed ' difficile leggerla senza sentire in testa la sua vocetta. Molto più godibili le parti scritte da Franca Valeri, un'attrice che ha un linguaggio eccezionale, una scelta di termini e uno stile che secondo me merita di essere assaporato spesso. Non so se vi capita di vedere vecchi pezzi di buona TV in quei programmi tipo DaDaDa o TecheTecheTe: il linguaggio di Franca Valeri e' sempre impeccabile, e anche in questo libro si apprezza la sua "educazione".

Altro consiglio letterario, quello di Daria Bignardi, che mi ha spinto a leggere "Canada" di Richard Ford.




Non e' un romanzetto, in alcuni punti anzi e' piuttosto pesante.
La vicenda e' tormentata, anche se narrata con semplicita'.
Non ci sono colpi di scena, ne' vicende misteriose. Il pregio maggiore di questo libro e' la descrizione dei personaggi, praticamente dipinti. Vedi davanti a te i genitori del protagonista, la sorella, e i loschi figuri che incontra in Canada, in una natura selvaggia ma accogliente.
E' un libro che vuole tempo, non e' leggerissimo ma in molto punti e' affascinante.

domenica 15 settembre 2013

Cordoba, Cadice, Vejer de La Frontera e la Costa della Luz, con Zahara de Las Atunas

L'Andalusia e' come la Sicilia, uno scrigno di tesori.

E' la terza volta che trascorro una settimana a Marbella, e non ho ancora visto tante cose.

Questa volta ho visitato due città che volevo vedere da tempo, Cordoba e Cadice, e ho fatto qualche deviazione su suggerimento di un amico, che non ringraziero' mai abbastanza per avermi fatto conoscere la Costa de la Luz e Vejer de la Frontera.

Cordoba


Cardoba e' una citta' piccolina, un gioiellino moresco. Come le sue sorelle Siviglia e Granada ha un Alcazar, un castello reale, e un quartiere antico.


Ma la cosa piu' interessante, secondo me, è la Mezquita, la Moschea, un edificio nato come luogo di preghiera musulmano, e successivamente trasformato in cattedrale cristiana.



Oggi e' un luogo fuori dal tempo, dove convivono simboli religiosi delle due confessioni; fa impressione vedere il crocifisso circondato da archi, la statua della Madonna in una nicchia moresca, la statua del santo in una cappella dai muri traforati, e l'altare e il coro e dietro il luogo di preghiera dei musulmani, con i 99 nomi di Allah scritti in oro.










In questo luogo di fascino antico la parte antistante la cattedrale e' un'oasi di pace, spesso un'isola di frescura nelle torride giornate andaluse.



L'Alcazar non e' sontuoso come quello di Granada o Siviglia, ma ha bellissimi giardini con ampie fontane. La cultura musulmana attribuisce molta importanza all'acqua, e ogni edificio moresco ha fontane, canali e specchi d'acqua che caratterizzano gli spazi.



Altrettanto bella e' la citta' antica, la Juderia, dove si apprezzano i resti di una sinagoga, e dove si puo' visitare l'abitazione ricostruita di un notabile ebreo del XV secolo.

Ma la cosa piu' suggestiva e' camminare nei vicoli bianchi della citta' antica, e ammirare i balconi, le facciate dei palazzi, sbirciando nei cortili e nelle case.















Cadice


Cadice e' una bella citta' portuale, una penisola che si protende nell'Atlantico.
E' una citta' luminosa, con un bel lungomare e una larga spiaggia cittadina.


C'e' un centro storico, con vie molto strette con le finestre tipiche delle citta' portuali, simili a quelle che si vedono a Malta o a Corfu'.



Come a Boston, i vari itinerari sono indicati da strisce colorate per terra, che aiutano chi sta seguendo il percorso a godersi la visita della citta' senza perdere tempo a leggere le mappe o cercare i segnali.



La Cattedrale e la piazza antistante sono vaste e luminose, come anche l'edificio del Municipio. Si accede alla citta' da un ponte moderno, con parecchie corsie, alcune delle quali sono "reversibiles", ovvero vengono aperte in un senso o nell'altro a seconda del'intensita' del traffico dei due lati. Un espediente semplice ma molto civile!


Vejer de La Frontera


Il Pueblo Blanco per eccellenza è davvero questa cittadina arroccata a sud di Cadice  che sembra uscita da una cartolina, cosi' tipicamente andausa che sembra costruita apposta come set di un film su Carmen, Don Jose, e il Torero Escamillo.


 



La Costa de la Luz


Quanta luce davvero, e che sensazione di liberta' in quelle spiagge selvagge che si affacciano sull'Atlantico, in prossimita' dello stretto di Gibilterra.
Ci siamo fermati nel paesino di Zahara de las Atunas; nulla a che vedere con le localita' della Costa del Sol, ormai strapiene di complessi, alberghi, negozi e ristoranti.
Zahara e' una piccola localita' turistica, qualche albergo, qualche ristorante, ma soprattutto una spiaggia poco sfruttata e mare, tanto mare.



La nostra gita si e' svolta sul percorso costiero che andava da Cadice a Tarifa, e che emozione, dopo una curva, vedere sotto di noi la punta dello Stretto di Gibilterra, e davanti un massiccio marocchino.
E' vero che la Costa del Sol e' stata deturpata da chi ha costruito senza ritegno, ma la Costa de la Luz ha un'altro tipo di "invasione": quella delle pale eoliche.



Sono state piazzate una vicino all'altra, occupando colline intere, piccole valli e creste montuose. In alcuni punti sono vicinissime ai centri abitati, e spesso percorrendo la strada interna, ci si sente "aggrediti" da questi mostri, alcuni su palo, altri su traliccio.


Come per gli edifici di Marbella ed Estepona, un po' di spazio in mezzo non avebbe guastato![/quote]